Lavorare in una casa editrice oggi: è possibile?

È possibile lavorare in una casa editrice nel 2021?

Noi della community di Edigho siamo persone concrete. Amiamo arrivare subito al cuore dei discorsi, senza perderci in premesse e digressioni.

Perciò, contrariamente a ogni logica del web, risponderò all’istante alla domanda posta nel titolo dell’articolo: sì, nel 2021 è ancora possibile lavorare in una casa editrice.

Non c’è nessuna legge che lo vieta, non sono ancora finiti i soldi, gli editori continuano ad assumere.

Fine dell’articolo, quindi?

Dipende da cosa state cercando.

Se vi basta sapere che lavorare in una casa editrice è possibile, potete concludere la lettura qui. Ma se volete anche scoprire quali possibilità concrete ci siano per inserirsi nel settore, allora vi consiglio di proseguire!

Perché le case editrici sono in crisi?

Di sicuro, questo non è un momento felice per le case editrici.

Conosciamo tutti la crisi economica globale che ha investito le aziende a partire dal 2008, per non parlare delle recenti difficoltà legate alla pandemia. Inoltre, l’industria dei libri deve fare i conti con la pirateria informatica.

Ma c’è di più.

I problemi delle case editrici sono in gran parte dovuti ai molteplici competitor che si sono affermati negli ultimi decenni: le agenzie di servizi e gli autori indipendenti.

Le agenzie di servizi editoriali permettono agli scrittori non solo di confezionare al meglio il loro libro, ma anche di rimanere in possesso di tutti i diritti (al contrario delle CE).

E ormai i cosiddetti ‘autori self’ hanno imparato a proporre sul mercato prodotti validi (non tutti ma molti, fortunatamente), grazie alle agenzie citate o a professionisti editoriali esperti.

Sì, proprio quei professionisti che i corsi Edigho contribuiscono a formare.

Leggi anche: Come collaborare con una casa editrice: 3 dritte per costruire una proposta perfetta

È davvero così difficile essere selezionati da una casa editrice?

Le difficoltà che abbiamo appena analizzato impediscono alle case editrici di investire grosse quantità di denaro nelle assunzioni.

È sempre più raro che vengano aperte nuove ricerche di personale. Quando ciò avviene, di solito ci sono centinaia o migliaia di candidati per una singola posizione.

Inoltre, le selezioni non sempre premiano le persone più brave e motivate.

Le case editrici più grandi, ad esempio, hanno la tendenza a focalizzarsi unicamente sui titoli di studio.

E questi sembrano non bastare mai!: non è richiesta solo la laurea triennale, ma anche la specialistica; non è richiesta solo la specialistica, ma anche il master; non è richiesto un master qualsiasi, ma un master prestigioso; non è richiesto un semplice master prestigioso, ma il master prestigioso patrocinato dalla casa editrice stessa.

E così via…

E allora, come fare?

Le possibili strade da percorrere

Una valida soluzione è quella di diventare freelance, fare gavetta con gli autori indipendenti, costruirsi una buona reputazione, e poi proporsi alle case editrici in veste di professionisti autonomi.

Questa è la strada che consigliamo ai membri della nostra community.

Perché preferiamo la carriera da freelance a quella da dipendente?

Ne abbiamo parlato in maniera approfondita nell’articolo Lavorare con le case editrici: potrebbe non essere la scelta migliore.

Ma siamo anche consapevoli che lavorare in una casa editrice da interni possa rimanere il sogno di molti.

E i sogni, si sa, dentro i cassetti ammuffiscono. Bisogna tirarli fuori e trasformarli in realtà, o almeno provarci.

Se lavorare in una casa editrice è il vostro sogno, se vi piace l’idea di confrontarvi quotidianamente con un team di lavoro, se desiderate avere un mentore che vi illustri i segreti del mestiere, allora è il momento di capire come fare.

A monte di tutto dobbiamo chiederci dove sia meglio indirizzare le nostre energie.

Verso quale tipologia di case editrici è meglio orientarci?

Meglio lavorare con una casa editrice grande o con una piccola?

La nostra mamma, che ci vuole tanto bene, da quando siamo nati dice alle amiche: «Mio figlio/mia figlia è un asso in italiano, di sicuro da grande lavorerà in una grande casa editrice!». E poi cita Einaudi, Feltrinelli, Mondadori…

Questa non è solo la convinzione di una mamma innamorata del proprio pargolo, ma un’idea comune: più una persona è brava, più deve puntare in alto. E in questa equazione, ‘alto’ è sinonimo di ‘grande realtà aziendale’.

In effetti, le big esercitano un fascino unico nell’immaginario collettivo.

Inutile negarlo.

Ma conviene davvero spendere anni e anni nella ricerca di un impiego in un grande gruppo editoriale, precludendosi altre opportunità?

Vogliamo lavorare solo per il prestigio di associare il nostro nome a una determinata azienda, o ci interessa il mondo dell’editoria in generale e il nostro benessere, la nostra soddisfazione?

A seconda della risposta che daremo a queste domande, potremo valutare la possibilità di ampliare i nostri orizzonti.

Le opportunità nelle case editrici indipendenti

Non esistono solo Mondadori e Feltrinelli, Adelphi, Einaudi, Laterza… Ci sono centinaia di realtà piccole e di valore, dove possiamo essere accolti e ascoltati.

Magari le condizioni economiche non saranno molto favorevoli, ma questo vale un po’ per tutte le realtà.

Se siamo all’inizio della carriera e dobbiamo adattarci per forza di cose a stipendi non elevatissimi… tanto vale farlo per un ambiente di lavoro dove ci sentiamo apprezzati, no?

In una casa editrice indipendente potremmo forse contribuire alla nascita e alla crescita dell’azienda, e potremmo ricoprire un ruolo più importante rispetto a quello che avremmo in una realtà strutturata.

Invece di fare uno stage sottopagato in una big e ritrovarci a lavorare come operai in una fabbrica, perché non puntare a una piccola casa editrice che ci dà la possibilità di imparare direttamente dall’editore?

Se dobbiamo rinunciare a guadagni elevati per aiutare la ripresa del settore, tanto vale farlo con qualcuno che valorizzi le nostre capacità (non che all’interno delle grandi case editrici non esistano professionisti o meccanismi in grado di valorizzare il lavoro del singolo ma… ci siamo capiti!).

Le realtà indipendenti possono raggiungere importanti traguardi

Anche le piccole case editrici possono portare avanti progetti di spessore, è bene tenerlo sempre a mente.

In occasione della rubrica dedicata alle news editoriali, che trova spazio ogni settimana all’interno del gruppo gratuito EDIGHO | Formazione Editoriale, abbiamo visto, ad esempio, un caso recente che ha fatto scalpore: quello della Marotta&Cafiero.

La Marotta&Cafiero è una giovane casa editrice indipendente di Scampia, che nel 2021 è riuscita a ottenere la pubblicazione di un saggio di Stephen King: GUNS – Contro le armi.

L’agente di King ha acconsentito a concedere i diritti proprio grazie all’impegno sociale della piccola realtà editoriale, che con il suo lavoro incessante lotta ogni giorno per trasformare quella che era una periferia degradata in un luogo di cultura.

Non c’è che dire, dev’essere proprio stimolante lavorare in un ambiente di lavoro simile!

Come proporci nel giusto modo?

A questo punto, se vogliamo lavorare in una casa editrice medio-piccola o indipendente, non ci resta che capire come proporci nel modo giusto per spiccare in mezzo agli altri candidati.

‘Facilissimo, basta rispondere agli annunci e mandare un CV ben fatto’ potremmo pensare.

Non è così semplice.

Questa modalità funzionava (forse) vent’anni fa, ma ormai le cose sono mutate profondamente.

I tempi sono cambiati e, di conseguenza, deve cambiare anche il nostro approccio al mondo della selezione.

Non possiamo rimanere indietro, ancorati a un’idea sorpassata del mercato del lavoro, mentre gli altri sono cento metri avanti a noi.

Leggi anche: Lavoro nell’editoria: 5 compromessi (tipici) ai quali è bene dire no

Per lavorare in una casa editrice dobbiamo elaborare una proposta originale

Cosa vuol dire?

Significa che dobbiamo studiare un’offerta confezionata su misura per la realtà con la quale vogliamo lavorare.

Mettiamo al bando la solita e-mail preconfezionata rivolta a tutti, dove cambia solo l’intestazione.

Studiamo la storia della casa editrice a cui ci rivolgiamo.

Scriviamo una presentazione che dimostri il nostro interesse per quella azienda, per le sue collane e per la sua visione dell’editoria.

Le possibilità di comunicare la nostra unicità e la passione per il mondo editoriale sono molte.

Se volete approfondire l’argomento, potete leggere l’articolo dedicato interamente a questa tematica, dal titolo Come collaborare con una casa editrice: 3 dritte per costruire una proposta perfetta.

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