importanza correzione di bozze

Mai sottovalutare la correzione di bozze

La correzione di bozze può cambiare le sorti di un’azienda

Non sto esagerando. In questo articolo non leggerete vicende inventate, ma una storia vera: la storia della mia agenzia di servizi editoriali e dei problemi che ho incontrato sul mio percorso.

Di solito, quando si parla di difficoltà imprenditoriali si pensa a cose come:

  • trovare i clienti;
  • proporre tariffe adeguate e poi alzarle in base alla crescita professionale;
  • fare personal branding.

Per me, invece, la difficoltà maggiore è stata quella di fornire un buon servizio di correzione di bozze. Una difficoltà da non sottovalutare.

Sono piuttosto critica, con me stessa e con gli altri, quando si parla di professioni editoriali e di letteratura in generale e, nonostante questo, ritengo davvero di essere una brava editor e una brava scrittrice su commissione

Tuttavia, ho dovuto imparare sulla mia pelle — con grande dolore, umiliazione e anche imbarazzo — che non sono una brava correttrice di bozze. O meglio: quando lavoro come editor e ghostwriter, non riesco ad essere anche una brava correttrice di bozze.

Dovete sapere che io ho scelto un percorso professionale specifico, basato sulla qualità e non sulla quantità. Di conseguenza, mi propongo sul mercato con tariffe superiori alla media e imposto con il cliente un lavoro a 360°, mettendo in pratica le buone norme che mi impegno a trasmettere con la mia proposta formativa.

Lavorare in questo modo richiede tanto tempo e tanto impegno. Impegno che, inizialmente, avevo sottovalutato.

Cosa non avevo capito?

Con la crescita della mia professionalità e della mia riconoscibilità, aumentavano anche i clienti. Il fatturato incrementava, io ero felice.

Come sfruttavo i miei guadagni? Li usavo per togliermi qualche sfizio, com’è ovvio, ma soprattutto li investivo nel marketing e nella pubblicità.

Non avevo capito che per crescere di più (e meglio!) avrei dovuto fare prima un altro tipo di investimento: assicurarmi l’aiuto di un collaboratore esterno.

Sarà stato perché le mie tariffe allora non erano quelle di oggi, quindi pagare un collaboratore esperto equivaleva a corrispondergli quello che guadagnavo io. Sarà stato perché sentivo di non avere ancora l’esperienza necessaria per poter formare un’altra figura junior. Fatto sta che, per diverso tempo, mi sono intestardita a fare tutto da sola. E questo è stato l’errore più grande che abbia mai commesso.

Ho rischiato di mettere la parola ‘fine’ a tutto.

I clienti riconoscevano il valore del mio editing e gli sforzi fatti per instaurare con loro un rapporto empatico e collaborativo.

Erano felici del risultato, a livello di contenuto, di forma e di stile. Entusiasti, direi. Erano un po’ meno felici, però, di leggere il manoscritto e trovare dei refusi!

Non sto parlando di errori gravi, ma di piccoli refusi ed errori di battitura: sviste tutto sommato perdonabili in una situazione diversa, ma non in questa. Quando si consegna il testo al cliente, deve essere perfetto.

Punto.

Passavo tutto il mio tempo a concentrarmi sull’editing e mi sforzavo di dare il 1000%, sempre. Editavo ed editavo, per sei o sette ore al giorno, rileggendo il testo fino allo sfinimento. 

Quando rileggevo il testo per la centesima volta, ormai non avevo più la capacità di individuare gli errori. Questo succede a chiunque: quando si lavora sui contenuti, sulla forma, sulla sintassi, sullo stile, quando si entra nel flusso narrativo, si perde la lucidità necessaria per scovare tutte le sbavature.

I clienti potevano quindi considerare perfetto il mio editing, ma non la mia correzione di bozze. E questo mi ha creato grandi imbarazzi. Mancava solo quel piccolo (ma fondamentale!) tassello per completare il puzzle della mia professionalità, per presentare ai miei clienti un lavoro davvero impeccabile.

Il problema della correzione di bozze si è presentato diverse volte, finché ho capito che non potevo più sottovalutarlo: ho preso coscienza della situazione e vi ho posto rimedio. 

Ho iniziato a sottoporre i testi, scritti in prima persona o editati, a un correttore di bozze esterno: nel tempo mi sono creata un piccolo team, che ora si occupa di diverse attività. È stato difficile? Molto, ma se lo avessi fatto prima mi sarei risparmiata un sacco di brutte figure!

La lezione imparata: mai sottovalutare la correzione di bozze

La correzione di bozze è una lavorazione fondamentale.

Lo è per una grande casa editrice. Lo è per le piccole realtà indipendenti. Lo è per gli editor freelance, che vogliono restituire ai clienti un testo perfetto al 100%.

Ricordate: non si può pensare di far bene tutto. Non si può pensare di lavorare per mesi e mesi su un testo, e poi riuscire ad analizzarlo con lo sguardo fresco e critico di chi lo legge per la prima volta.

Quindi: mai sottovalutare la correzione di bozze.

E non bisogna neppure compiere l’errore di pensare che sia impossibile vivere di sola cdb, perché non è così.

Vi assicuro che non è semplice trovare dei collaboratori precisi e affidabili, capaci di scovare anche il più piccolo degli errori. Ecco perché credo che esistano grandi opportunità per chi, oggi, vuole intraprendere questa strada.

Lunga e prospera vita ai correttori di bozze, quindi, che ci evitano una lunghissima serie di figuracce… come quelle che ho fatto io in passato!

Per approfondire ulteriormente l’argomento, vi invito a leggere anche questo articolo: I diversi livelli di correzione del testo.

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