Editoria e nomadismo digitale

Una nomade digitale nell’editoria

Oggi vi parlerò di cosa mi ha convinta a diventare una nomade digitale.

Ho iniziato a lavorare molto presto come articolista. Non ho mai amato particolarmente farlo, ma i primi stipendi — per quanto bassi — venivano proprio da lì.

Ho sempre saputo di non voler lavorare in ufficio, ben prima che mi venisse voglia di girare il mondo e diventare un’imprenditrice digitale: tutti i lavori che potevo svolgere da remoto e che mi facevano entrare qualche soldo in tasca, erano i benvenuti. 

Il mondo del digital marketing mi ha sempre affascinata, quindi facevo un po’ di tutto: scrivevo articoli, curavo qualche pagina social per conto di piccole aziende… ho anche lavorato per un breve periodo nel settore del survey marketing (ricerche di mercato) e creato qualche sito web.

Insomma, prima dei ventidue anni e dell’incontro con l’editing, le ho tentate un po’ tutte!

Dall’articolismo all’editing

A un certo punto ho pensato: «Va bene, so che ci sono privati e aziende che possono pagarmi perché io scriva degli articoli. Allora, invece di continuare a scrivere 1000 parole sul legno massello o sul superenalotto (una volta ho dovuto scrivere 150 articoli sul 10eLotto, tutti diversi, in due settimane), invece di continuare su questa strada di insoddisfazione, immensa fatica e scarsissima gratificazione economica, ci provo. Provo a fare il salto

Ho smesso allora di propormi sui vari marketplace e ho iniziato a cercare delle aziende con cui collaborare su base continuativa. Proponendomi con degli articoli di prova e vantando una lunga esperienza nel settore, sono passata dall’essere pagata 1/2 euro per un articolo di 1500 parole sulle migliori tute da sci, all’essere pagata dai 60 ai 120 euro ad articolo per temi che mi interessavano veramente, come ad esempio il digital marketing e, appunto, le ricerche di mercato.

Quando poi ho incontrato l’editing, a poco a poco ho iniziato ad abbandonare l’articolismo per dedicarmi solo e soltanto ai libri. Forte dell’esperienza passata, non ho ripetuto gli stessi errori e ho iniziato da subito a propormi con tariffe basse ma comunque dignitose: nel giro di qualche mese, sono riuscita a completare il passaggio.

La scoperta del nomadismo digitale

Con i primi 200 euro guadagnati con l’editing, che poi in realtà era stata una valutazione del manoscritto, mi sono comprata una bicicletta.

La mia vita sentimentale non stava andando proprio benissimo, ero a terra e sentivo il bisogno di cimentarmi in qualcosa che fosse solo mio, che mi permettesse di distrarmi. 

Così in una fredda mattina di ottobre, sotto il diluvio universale, sono partita da Milano per fare il giro della Lombardia in bicicletta da sola e senza soldi.

Sono stati quindici giorni assurdi ma, a parte l’esperienza di viaggio, una volta tornata a casa mi sono detta: «Okay, è stata una figata pazzesca. Se questa storia di correggere i libri, unita allo scrivere articoli, mi può dare la possibilità di viaggiare e vivere nuove esperienze… allora questa è la strada che voglio seguire!». 

Prima di allora avevo pensato ai viaggi solo in relazione alla narrativa: avevo sognato grandi avventure fin da bambina, ma nel concreto non ero mai stata da nessuna parte e non avevo mai sentito l’esigenza di rimediare. 

Invece quel viaggio cambiò tutto. Mi fece scoprire la vita da nomade digitale, la possibilità di viaggiare a tempo pieno o parziale lavorando da remoto. Ed è il motivo per cui tantissime persone, nel corso di questi otto anni, mi hanno scritto per chiedermi consigli: sempre più professionisti cercano la possibilità di essere liberi e indipendenti.

Liberi di poter lavorare da qualsiasi parte del mondo, liberi di potersi gestire in autonomia, liberi di potersi dedicare solo e soltanto ad attività lavorative davvero soddisfacenti, liberi di costruirsi una vita a misura di sé.

E voi, cercate la libertà?

La vita da professionisti editoriali nomadi fa per voi se:

  • avete un’immensa passione per la lettura e la scrittura;
  • annusate compulsivamente i libri fin da quando avete memoria;
  • i vostri ricordi più belli sono legati a pagine ingiallite e volumoni impolverati;
  • amate l’avventura e la libertà.

Se questa descrizione vi rispecchia, sappiate che esiste la possibilità di costruirsi una carriera nelle professioni editoriali, di guadagnare quel che serve o più di quel serve, di girare il mondo o di starsene a casa con i propri familiari, di svegliarsi la mattina felici. 

Non sempre, perché a volte anche il lavoro dei sogni è una menata pazzesca, però la possibilità esiste ed è alla portata di tutti coloro che hanno davvero intenzione di impegnarsi e di fare la differenza.

Ma da dove cominciare? Per scoprirlo, potete dare un’occhiata qui: Lavorare nell’editoria: da dove iniziare?.

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