Frankfurter Buchmesse: la Fiera del Libro di Francoforte, la sua storia, la sua importanza e il ruolo dell’Italia nel 2024

Ne sentiamo parlare ogni anno in questo periodo, quando cioè vengono annunciati gli scrittori (e i libri) che parteciperanno e rappresenteranno l’Italia dell’editoria; ne abbiamo letto e sentito discutere di recente con toni giustamente polemici e manifestazioni di stupore per l’esclusione di uno degli scrittori più noti e rappresentativi del mondo editoriale italiano, Roberto Saviano. Ne parliamo anche nella nostra newsletter settimanale del 29 maggio scorso. Ma perché la Fiera del libro di Francoforte è così importante? Come e quando è nata? 

Storia dell’evento

La storia della Fiera del libro di Francoforte (Frankfurter Buchmesse) si lega in maniera particolare alle professioni editoriali di cui su queste pagine parliamo spesso, cercando di approfondire gli aspetti più pratici e utili a chi in questo mondo desideri affacciarsi o anche a chi già ne sia attivo partecipe ma voglia tenersi sempre aggiornato. Perché, come certamente ormai è chiaro ai più, la Buchmesse non è una normale fiera del libro, non è un’occasione propriamente dedicata ai lettori che vogliano incontrare i loro autori preferiti o trovarsi in un evento instagrammabile e buono per booktoker e appassionati più o meno mondani.

La Frankfurter Buchmesse è uno degli eventi editoriali più importanti al mondo ed è dichiaratamente pensato per gli addetti ai lavori: è l’occasione in cui, come nei mercati cinematografici che seguono i grandi festival, o come avviene per esempio durante Bologna Children’s Book Fair (succede anche in altre fiere, compreso il Salone del Libro di Torino che ha un Right Center operativo nei giorni che precedono l’inizio dell’evento) si comprano e vendono diritti, si scelgono i destini extra-nazionali dei libri – si firmano contratti per le traduzioni – e i destini extra-editoriali per farli diventare film, serie, documentari ecc., si muove cioè in maniera ufficiale una macchina economica che decide dell’andamento dell’editoria in generale e del successo di certe pubblicazioni in particolare, o che, invertendo il percorso, a partire dal successo editoriale di certe pubblicazioni al livello nazionale ne spinge e promuove la diffusione aprendo canali di vendita sempre più grandi e importanti. 

La Fiera di Francoforte ha una storia molto antica (più di quanto si pensi) e certamente non è questa del 2024 la sua edizione più importante sul piano internazionale, ma lo è senz’altro per quello che riguarda il nostro Paese, che è la quarta potenza editoriale europea e che quest’anno, per la seconda volta dopo il 1988, è il Paese ospite d’onore della Buchmesse. Per capire cosa significhi essere ‘Paese ospite d’onore’ è necessario ripercorrere questa storia e partire da molto tempo fa, da quando, cioè, il nostro caro Gutenberg inventò la stampa a caratteri mobili. 

La città di Magonza dista appena 42 chilometri da Francoforte ed è lì che il famoso tipografo tedesco, non solo nasce e muore, ma vende le prime 150 (c’è chi dice 180) copie della Bibbia stampata. Francoforte sul Meno, città natale di Goethe, oggi sede della Banca Centrale Europea, soprannominata in diversi modi tra cui Bankfurt e Mainhattan, poco dopo questa invenzione rivoluzionaria diventa un centro nevralgico del commercio librario e per circa due secoli, a partire dalla prima edizione del 1454 si afferma come sede, già all’epoca, della più importante fiera del libro. 

La Buchmesse nasce quindi nel xv secolo. Poi per ragioni politico-religiose, che all’epoca erano tutt’uno, in particolare per la reazione della Chiesa alla riforma luterana (che con la storia della stampa a caratteri mobili è legata a doppio filo), quella che con termini contemporanei definiremmo la capitale dell’editoria si sposta da Francoforte a Lipsia: editori e librai si stabiliscono nella città sassone dove individuano la possibilità di proseguire senza intralcio nello sviluppo economico di un settore di cui sono protagonisti, e lì danno vita a una nuova fiera, la Fiera del libro di Lipsia (Leipziger Buchmesse), appunto, che rimarrà per centinaia di anni la più importante fiera tedesca dell’editoria e che non a caso oggi è la seconda fiera del libro della Germania. Si individua nel 1632 l’anno in cui il successo di Lipsia si afferma per numero di libri venduti. 

Per arrivare di nuovo a Francoforte come centro nevralgico dell’editoria tedesca e punta di diamante dell’editoria internazionale, dovranno passare la bellezza di trecento anni (in Germania sanno storicizzare, non c’è che dire) e giungere al 1949. Siamo nell’immediato dopoguerra e certamente non è un momento facile per l’Europa. La Germania in particolare, che dopo la Conferenza di Potsdam è stata divisa in quattro zone per decisione delle potenze vincitrici (Stati Uniti, Unione Sovietica e Regno Unito – La Francia accetterà gli accordi più tardi), nel 1948, con l’inizio della Guerra Fredda, si ritrova divisa in due, come sappiamo bene: la Germania Ovest e la Germania Est. Bene, Lipsia si ritrova a est, oltre la cortina di ferro, insieme a molte altre città tedesche, tra cui Dresda e Berlino che a sua volta sarà sottoposta a ulteriori suddivisioni. 

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Una mappa dell’Europa divisa dalla Cortina di Ferro

Tutto questo scenario storico così approssimativamente abbozzato (diamo per scontato che i dettagli siano ben saldi e noti nella memoria di tutti) ci serve per capire la scelta dell’associazione dei librai tedeschi Börserverein des Deutschen Buchhandels che nel 1949 si riunisce e decide di fondare, o forse potremmo dire di rifondare, la Fiera di Francoforte. Di riportare cioè a ovest il prestigio della Fiera e la sua potenza commerciale. A quella prima edizione che si svolge dal 18 al 23 settembre presso la chiesa di S. Paolo (Paulskirche) partecipano 205 editori tedeschi. 

Come leggiamo sul sito ufficiale a proposito di quella prima edizione: “[…] la fiera si caratterizza per l’uniformità degli stand (lo ‘stand standard’ consisteva in un pannello inclinato di 2 metri quadrati con quattro lamelle mobili per un affitto di 100 marchi).” Non degli stand enormi, dunque, tuttavia una fiera molto ben organizzata. In quella prima occasione il Borsenblatt, settimanale del settore librario tedesco, il più importante organo di stampa del mercato librario, fondato nel 1834, dedica alla Buchmesse un numero speciale che farà da vero e proprio catalogo: da allora viene pubblicato ogni anno prima della fiera, ed è un punto di riferimento essenziale per il commercio librario al dettaglio durante il periodo natalizio (di cui si respira già l’atmosfera commerciale durante la Buchmesse che ricordiamo si tiene ancora in autunno quando nei supermercati vendono già Christstollen, Bethmännchen, e probabilmente anche panettoni, pandori e torroni).

Da quel 1949 la fiera si svolge regolarmente e di anno in anno, di decennio in decennio, non fa che crescere e sancire la sua rilevanza sul panorama economico librario. Se all’inizio il settore diritti non era così centrale, nel corso del tempo, come vedremo, è diventato il principale motore e il più grande motivo di prestigio della Frankfurter Buchmesse.

Se diamo un’occhiata alla cronistoria, facilmente consultabile sul sito ufficiale, possiamo scoprire che già dopo i primi dieci anni fu necessario aggiungere dei padiglioni allo spazio della fiera, per due ragioni fondamentali: l’aumento degli editori iscritti e l’esigenza di avere stand che fossero più grandi di 2 mq, per la precisione doppi. Proprio nel 1960 per la prima volta viene usato uno stand doppio per una esposizione molto speciale che nel tempo diventerà elemento distintivo della Buchmesse, prima con il nome di Hilfsmittel für die buchhändlerische Praxis (Ausili per la pratica libraria) e poi Rationalisierung im Buchhandel (Razionalizzazione del commercio librario), una sorta di raccolta di istruzioni per l’uso evidentemente imprescindibili nel settore. 

Nel corso dei decenni successivi sono tanti i momenti storici da segnalare, legati alla Buchmesse: l’essere stata luogo e oggetto, in particolare tra gli anni Sessanta e Settanta, di proteste e manifestazioni studentesche (cosa che come sappiamo avviene ancora oggi in molte fiere, il che è più che comprensibile essendo luoghi di enorme visibilità); l’edizione del 1990 ovvero la prima dopo la caduta del muro di Berlino e l’unificazione della Germania; l’avvento editoriale della saga di Harry Potter tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del ventunesimo secolo, che rivoluziona sotto molti aspetti commerciali l’editoria; lo sviluppo di uno spazio sempre meno di nicchia dedicato ai comics; l’ideazione di Frankfurt sparks, un’iniziativa interna alla fiera e destinata a crescere, dedicata al digitale e all’industria creativa della musica e dei giochi, che si va ad aggiungere allo spazio già riservato al cinema e all’audiovisivo. E poi ancora conferenze, nuove aree espositive, l’ampliamento degli spazi dedicati alla vendita dei diritti con precise divisioni tra settori (Film & Media Rights Centre, Literary Agents & Scouts Centre); la nascita del Weltempfang, una fusione tra il Centro Internazionale e il Centro Traduttori, fino ad arrivare ai giorni nostri, al periodo della pandemia che impone all’edizione del 2020 di svolgersi completamente on line. Proprio per questo, venendo meno la possibilità di far incontrare fisicamente agenti e soggetti interessati all’acquisto dei diritti (buyers & sellers), con la prontezza e la capacità di innovarsi che la contraddistingue, la Buchmesse crea una piattaforma virtuale dove questi incontri b2b possano svolgersi: frankfurtrights.com

Sempre a causa della pandemia, il Canada, che nel 2020 doveva essere il Paese ospite d’onore, lo sarà in forma simbolica e virtuale e lo rimarrà anche nel 2021, quando la fiera riprende in presenza. Questo comporta che la designazione di ciascun successivo Paese slitti di un anno. Proprio per questo motivo l’Italia, che era stata selezionata con questo prestigioso ruolo per il 2023, è diventata il Paese ospite d’onore del 2024. 

Cosa significa essere Paese ospite d’onore

Prima di venire ai giorni nostri e alle polemiche che li hanno caratterizzati, vale la pena spiegare cosa si intenda per Paese ospite e scoprire di più su questa iniziativa. Se i dati trovati in rete non ci ingannano, fino al 1986, e solo dal 1976, ogni due anni si è svolta un’edizione della Fiera dedicata a un argomento intorno a cui tutto verteva, un focus topic. Leggiamo sul sito ufficiale (buchmesse.de-history): 

“For the first time, the book fair has a focus topic – an idea proposed by the fair’s new management, which wants to extend the fair’s impact beyond the economic realm.”

Così, la prima edizione con questa nuova caratteristica, quella del 1976, ha come focus topic l’America Latina, per il 1978 viene scelto il tema ‘Children’s and Young Adult Literature’, per il 1980 ‘Sub-Saharan Africa’, due anni dopo ‘Yesterday’s Religion in Today’s World’ e per il 1984, con un prevedibile ma non per questo meno affascinante e doveroso riferimento, il topic è ‘Orwell 2000’. 

Nel 1986 il focus topic è l’India con tre diverse mostre. Citiamo sempre dal sito Buchmesse: 

“The focus topic “India – Change in Tradition” is well received internationally, thanks to three related exhibitions: “Indian World”, a display of historical books from the Herzog August Library in Wolfenbüttel, along with “Books on India” and “Printed and Published in India”.

Il cambiamento arriva ufficialmente nel 1988 (ancora con una cadenza biennale quindi) ed è allora che l’Italia inaugura la novità della più importante fiera dell’editoria al mondo, venendo eletta come primo Paese ospite d’onore della Buchmesse. Da questo momento la cadenza di questo focus topic ‘geografico’ sarà annuale e non più ogni due anni. Il Paese ospite d’onore, secondo il nuovo regolamento, deve presentare il proprio panorama letterario e culturale a spese proprie vedendosi protagonista anche dell’evento ufficiale di apertura della fiera. 

In quegli anni, l’Italia è nel pieno della decima legislatura, con un governo De Mita nato nell’aprile del 1988 e destinato a finire poco più di un anno dopo. Fa in tempo, però, l’allora ministro degli esteri Giulio Andreotti a non perdersi questa occasione di rappresentanza culturale importantissima e a tenere per l’Italia il discorso all’evento di apertura. 

Quindi oggi, nel 2024, dopo 36 anni, con molti governi cambiati e con quello attuale che, senza entrare nel merito politico, sembra quantomeno poco pronto a maneggiare certe occasioni di visibilità culturale, l’Italia sarà di nuovo lì, ad aprire la Frankfurter Buchmesse e a presentarsi in quanto Paese ospite d’onore con un programma intitolato Radici nel futuro e curato dall’AIE (Associazione Italiana Editori).

Oltre 100 autori, 80 incontri e qualche decina di editori saranno impegnati nella settantaseiesima edizione della Buchmesse, dal 16 al 20 ottobre 2024, a diffondere quante più informazioni possibili sullo stato dell’arte (libraria) e sullo sviluppo editoriale in Italia, sulle previsioni e sulle aspettative reali per il domani. E a portare all’estero si spera tutte le opere che lo meritano. Ci sarà un Padiglione Italia con spazi specifici che per l’occasione sono stati progettati dall’architetto Stefano Boeri, vere e proprie ‘piazze’ che richiamano le architetture nostrane, con portici e colonne a circondare le zone in cui si terranno gli incontri letterari, stand espositivi e aree specifiche dove dovranno tenersi gli incontri professionali. E ci auguriamo che, polemiche a parte, politica a parte, il nostro Paese ne esca editorialmente vigoroso e soddisfatto. E con molti contratti firmati.

Perché le polemiche? Che cosa è successo?

Lo abbiamo accennato proprio all’inizio, ci torniamo giusto per fare un breve riassunto. Abbiamo detto che l’Italia in questo ruolo importante sarà presente a Francoforte con ben 100 autori. Saviano non è nella lista e la sua assenza desta scalpore. Come li hanno scelti? Con dei criteri piuttosto discutibili, a quanto sembrerebbe dalla risposta del giornalista Mauro Mazza, che è stato designato dal governo Meloni come Commissario straordinario per la Fiera del libro di Francoforte 2024. All’annuncio ufficiale, in conferenza stampa, della lista degli scrittori selezionati, di fronte alla domanda di un giornalista tedesco sulle ragioni dell’esclusione di Saviano, Mazza ha infatti risposto: “[…] abbiamo voluto dare voce a chi finora non l’ha avuta. […] Tra i criteri che ci hanno ispirato c’è stato anche quello di scegliere autori le cui opere fossero completamente originali, quindi si è fatto questo tipo di scelta”. Successivamente AIE ha specificato che la scelta di non invitare Saviano nella delegazione italiana era tutta da attribuire agli editori stessi e agli agenti che non lo avevano indicato tra le loro proposte, non si è ben capito perché. 

Insomma, come si dice, la pezza è ben peggiore del buco, anche perché se le ragioni sono da ricercarsi nei criteri (dare voce a chi finora non l’ha avuta o scegliere tra opere completamente originali) fa un certo effetto leggere, in quella lunga lista di autrici e autori scelti, i nomi molto noti di chi voce ne ha già, continuerà ad averne e, giustissimamente, rappresenterà l’Italia. Certo, Saviano non è il grande amore dei politici – non da ora, va detto –, e non è difficile riconoscere in questa sua esclusione una azione punitiva. 

Tuttavia, a quanto pare, dopo legittime e rumorose proteste mediatiche, dopo che alcuni scrittori del calibro di Paolo Giordano, Sandro Veronesi e Francesco Piccolo, mancando il loro collega, molto onestamente si sono rifiutati di accettare l’invito e dunque non saranno presenti, sembra che Saviano ci sarà e non certo perché c’è stato un dietro front dei decisori, no. È stato invitato dal presidente della Buchmesse, Jurgen Boos in persona, e da altre associazioni. 

Se l’intento era di mettere un po’ a tacere una voce del dissenso, come è stato tentato di fare con Scurati in Rai o come sempre di recente è stato fatto attaccando violentemente la scrittrice Valentina Mira, non ci sono riusciti perché di Saviano e di tutti gli altri si è per fortuna parlato e si parlerà molto, e perché la ribellione è nella natura stessa di chi scrive e se qualcuno impone di non parlare di qualcosa lo scrittore e la scrittrice ne parleranno. 

In merito a questa storia segnaliamo un articolo molto interessante, e come sempre ricco, di Nicola Lagioia, pubblicato in Lucy sulla Cultura (Il pasticcio della Buchmesse dimostra quanto il governo italiano disprezzi la cultura e i propri scrittori) che ci racconta qualche retroscena sui rapporti intergovernativi che precedono la Fiera e sulla prevedibilità di questa brutta figura dell’Italia che con queste premesse, ripetiamolo, sarà l’ospite d’onore. 

Come si partecipa?

Attenzione, non è un evento aperto al pubblico o, meglio, non del tutto. I primi tre giorni sono riservati agli addetti ai lavori, agenti, editori, uffici diritti di case cinematografiche, di altre case editrici ecc.; gli ultimi due sarà consentito l’accesso al pubblico e verosimilmente sarà possibile assistere a eventi interessanti e originali. Per quanto riguarda il programma italiano, Radici nel futuro, segnaliamo che verranno affrontati molti temi in diversi panel tenuti da autori e autrici, ci saranno occasioni specifiche per la traduzione, per la letteratura per l’infanzia e young adult, per gli illustrati (ricordiamo che Lorenzo Mattotti è l’autore del manifesto di Radici nel futuro presentato, tra l’altro, lo scorso febbraio a Firenze in occasione di Testo, una fiera bellissima che dal primo all’ultimo giorno è aperta al pubblico). Ci saranno appuntamenti dedicati alla Divina Commedia, al ‘passato’, ai tradimenti, insomma, con cento autori coinvolti gli eventi non possono che essere moltissimi. Tra questi segnaliamo una importante iniziativa come i Reading al buio, letture speciali, pensate per sensibilizzare sulla condizione di chi soffre di disabilità visiva. 

Ricapitoliamo, quindi. La Fiera del libro di Francoforte è l’evento editoriale b2b più importante del mondo, ha radici molto antiche e si caratterizza per innovazione, contemporaneità e lungimiranza. Attrae circa 300000 persone ogni anno ed è il luogo in cui si decidono sorti e destinazioni editoriali e culturali di libri, autori e editori. Quest’anno l’Italia, dopo 36 anni, è di nuovo il Paese ospite d’onore e tra polemiche e poca chiarezza da parte di chi ci rappresenta politicamente, si prepara comunque ad affrontare un’occasione di visibilità e prestigio internazionale molto speciale che speriamo venga attesa. 

Qui il link al sito ufficiale ItaliaFrancoforte2024 dove, se pur molto confusamente, sono presenti informazioni più dettagliate. 

E qui il link alla sezione Questions about Frankfurter Buchmesse del sito ufficiale della Buchmesse, dove si trovano domande e risposte molto interessanti relative anche agli scenari internazionali e drammatici in corso e alla presenza di editori considerati ‘scomodi’. 

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