La storia del genere Rosa e le sue caratteristiche

Genere rosa: storia e caratteristiche

Il faro nella notte dell’editoria internazionale: focus sul romanzo rosa

“Amore è un faro sempre fisso / che sovrasta la tempesta e non vacilla mai” scriveva Shakespeare nel sonetto 116.

E il genere rosa, dedicato all’amore per eccellenza, è proprio così: una luce perennemente viva nel mercato editoriale, che traina l’industria libraria e produce bestseller da secoli.

Il pubblico non si stanca mai di gratificanti storie romantiche, sebbene siano spesso invise o addirittura ridicolizzate dalla critica. Eppure, il romance ha saputo anche essere rivoluzionario, come vedremo in questo articolo: una scrittrice italiana divenne addirittura una sorvegliata politica dal regime fascista a causa delle sue storie d’amore multietniche!

Perché il genere rosa si chiama così?

La denominazione ‘rosa’ è un’esclusiva dell’Italia, così come il genere poliziesco/investigativo si chiama ‘giallo’ solo da noi (abbiamo spiegato il motivo nell’articolo Collana editoriale: cos’è? Definizione ed esempi pratici).

L’identificazione del genere con il colore è probabilmente dovuta a I romanzi della Rosa, storica collana Salani contraddistinta da cover presentate in una delicata tonalità rosata. Nel mondo anglosassone, invece, questa tipologia di romanzi è denominata ‘romance’.

Romanzo rosa: caratteristiche

Il modello intramontabile del genere rosa è quello di fiabe senza tempo quali Amore e psiche e Cenerentola: una ragazza, bella ma sfortunata, affronta mille ostacoli per coronare il suo sogno d’amore.

Pertanto, possiamo identificare due capisaldi fondamentali del genere: la centralità della storia romantica e il lieto fine.

Tali snodi rimangono imprescindibili in ogni periodo storico, mentre la rappresentazione del ruolo della donna e le dinamiche di coppia cambiano a seconda dell’epoca.

La ricompensa finale della protagonista, per esempio, nell’era contemporanea può essere rappresentata non tanto – o non solo – dal raggiungimento dell’amore, ma piuttosto dalla realizzazione professionale e personale, come avviene nel sottogenere della chick lit.

L’importante è che ci sia una conclusione positiva: questo è il patto fondamentale che gli autori stipulano con i lettori.

I sottogeneri del rosa

Come avviene per tutti i filoni letterari, non solo il rosa presenta numerosissimi sottogeneri, ma ne fioriscono in continuazione di nuovi. Senza la pretesa di essere esaustivi, indichiamo i principali:

  • rosa storico, ambientato in un’epoca compresa dall’antichità alla Seconda guerra mondiale;
  • rosa contemporaneo, ambientato da dopo la Seconda guerra mondiale in poi;
  • chick lit, per alcuni un genere a sé stante, ha per protagoniste giovani donne in carriera;
  • romantic suspense, dove il romanticismo va di pari passo con un intrigo ad alta tensione;
  • paranormal romance, nel quale la storia d’amore si intreccia con elementi sovrannaturali;
  • sport romance, di ambientazione sportiva;
  • rosa erotico, da non confondere con l’erotico in senso stretto: per quanto possano essere esplicite alcune scene, il fulcro rimane sempre la storia d’amore. Un filone molto popolare di questo sottogenere è quello del dark romance;
  • young adult romance, indirizzato a un pubblico teen (ma spesso godibile da varie fasce d’età).

Storia del genere rosa: le origini

Sebbene le storie d’amore a lieto fine siano da sempre celebrate e raccontate da scrittori e poeti, la nascita ufficiale del genere viene fatta coincidere con il romanzo epistolare Pamela, scritto da Samuel Richardson nel 1740.

La protagonista, una fanciulla povera di denaro ma ricca di bellezza e virtù, dopo molte peripezie riesce a sposare il facoltoso Mr B. Il romanzo ebbe un enorme successo e aprì la strada all’intero genere.

Fondamentali fonti di ispirazione furono poi le ambientazioni regency di Jane Austen, riprese in innumerevoli opere successive (come, ad esempio, i deliziosi romanzi di Georgette Heyer).

Il genere rosa in Italia

Una scrittrice di punta nel Bel Paese fu Carolina Invernizio. Accanto a romanzi nei quali la donna era vista come una figura buona e virtuosa (La trovatella di Milano), propose opere con protagoniste di tutt’altra risma: ciniche e seducenti femme fatale, che spingevano gli uomini alla perdizione (Lara, l’avventuriera). Oltre a questo, aggiunse l’elemento sovrannaturale a molte storie.

Ma la vera rivoluzionaria fu Mura (pseudonimo di Maria Assunta Giulia Volpi Nannipieri): con le sue tematiche per l’epoca scandalose, provocò una vera e propria bufera nella società del ventennio fascista.

Non solo una delle sue prime opere (Perfidie) raccontò una storia d’amore tra donne, ma addirittura nel 1930 pubblicò la novella Niôminkas, amore negro, ampliata nel romanzo Sambadù, amore negro: entrambe narravano la travolgente passione tra una ricca esponente della borghesia italiana e un ingegnere africano.

La tematica e l’immagine di copertina fecero infuriare Mussolini, che ordinò il sequestro del romanzo e fece diventare Mura una sorvegliata politica.

Meno trasgressiva, ma comunque famosissima, fu poi Liala. Al secolo Amalia Liana Negretti Odescalchi, deve l’ideazione del suo nome d’arte nientemeno che a D’Annunzio. Fu probabilmente la scrittrice rosa più amata e prolifica d’Italia: dedicò cinquantacinque anni alla stesura di romanzi, per un totale di ottantadue opere e milioni di copie vendute.

Leggi anche: Genere giallo: dove è nato e quali sono le sue caratteristiche

L’era degli Harmony

Negli anni Sessanta e Settanta, in piena era di contestazione politica, i romanzi rosa conobbero un periodo di declino.

Ci fu però una rinascita a partire dal 1981, l’anno in cui debuttò la collana Harmony, nata dalla collaborazione tra Mondadori e la casa editrice canadese Harlequin Enterprises. Destinati alle edicole, gli Harmony sono prodotti a basso costo e a rapido consumo, poiché ogni uscita viene sostituita da nuovi titoli il mese successivo.

Contraddistinti da una forte identità stilistica e grafica (hanno addirittura il medesimo numero di pagine), contano più di trenta sotto-collane e ancora oggi macinano migliaia di copie vendute.

Successivi sviluppi

Negli anni Novanta si afferma il genere della chick lit, rappresentato da bestseller come Il diario di Bridget Jones e I love shopping.

Le protagoniste sono giovani donne in carriera che devono destreggiarsi tra difficoltà lavorative e problemi sentimentali. La narrazione, spesso ironica e briosa, mette al centro l’autodeterminazione della figura femminile, più che la storia d’amore (comunque presente).

A metà anni Duemila si impone invece il paranormal romance, sulla scia del successo globale di Twilight. Con questo libro assistiamo al ritorno di un modello femminile remissivo, timido e introverso, che verrà poi riproposto da romanzi quali Cinquanta sfumature di grigio e After, i quali aggiungono alle vicende narrate un alone torbido e piccante.

L’epoca contemporanea

Il fenomeno più interessante del genere rosa odierno è dato dal boom dell’autopubblicazione, con singolari passaggi dal self all’editoria tradizionale e viceversa.

Per fare qualche esempio italiano, dobbiamo senza dubbio citare Anna Premoli: il suo eBook Ti prego, lasciati odiare, inizialmente autopubblicato, ha avuto un successo così clamoroso da essere poi riedito da Newton Compton in formato cartaceo.

Amabile Giusti, invece, ha compiuto il percorso inverso: dopo aver pubblicato i suoi libri con prestigiose case editrici, si è consacrata definitivamente alla carriera da self publisher. I suoi rosa storici, scritti con lo pseudonimo Virginia Dellamore, riscontrano un grande successo di pubblico su Amazon.

Per approfondire

Per conoscere ancora più a fondo questo filone letterario, vi consigliamo l’agile ma esaustivo saggio Breve storia della letteratura rosa di Patrizia Violi.

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