Collaborare con una casa editrice: 3 consigli per proporti.

Come collaborare con una casa editrice: 3 dritte per costruire una proposta perfetta

Inutile negarlo: nonostante la possibilità di lavorare oggi direttamente con gli autori, collaborare con una casa editrice è ancora l’aspirazione principale di molti professionisti editoriali.

Nell’articolo Lavorare con le case editrici: potrebbe non essere la scelta migliore, abbiamo già chiarito la posizione di Edigho.

Diventare dipendenti di una casa editrice non è la strada che consigliamo, a meno che non si tratti di una realtà seria e intenzionata a investire su di noi.

Ma siamo anche coscienti che l’opzione del lavoro autonomo non sia adatta a tutti.

Molti preferiscono essere protetti dalle garanzie di un contratto da dipendente, anziché aprire Partita IVA. Oppure preferiscono fare parte di un team e avere orari di lavoro precisi, anziché dover gestire tutto in autonomia.

Ma qual è il modo migliore di proporsi a una casa editrice?

Ecco 3 dritte per costruire una proposta perfetta.

1. Vogliamo collaborare con una casa editrice? Allora studiamo la sua storia

Che sia grande o piccola, è importante conoscere alla perfezione la storia dell’azienda con la quale vogliamo collaborare.

Studiamo le informazioni contenute sul sito, leggiamo gli articoli che ne parlano, informiamoci sugli autori pubblicati e sulle collane di punta.

Fa sempre piacere al potenziale datore di lavoro sapere che il candidato prova interesse per la sua realtà, e questo vale per tutti i settori.

Non basta presentarci dicendo: «Voglio lavorare nell’editoria». Dovremmo dire: «Ecco perché voglio lavorare proprio con te, caro editore».

Sono assolutamente da evitare le e-mail generiche, con lo stesso testo copincollato e inviato a decine di case editrici diverse.

Dedichiamo il giusto tempo a personalizzare il messaggio in base alla realtà che contattiamo.

Leggi anche: Lavoro nell’editoria: 5 compromessi (tipici) ai quali è bene dire no

2. Diamo la giusta importanza alla lettera di presentazione

Nel gruppo gratuito EDIGHO | Formazione Editoriale, ho dedicato una delle live mensili all’argomento ‘la candidatura perfetta’.

In quanto titolare di un’agenzia di servizi editoriali, in questi anni ho analizzato centinaia di lettere di presentazione.

E sapete una cosa?

Per me sono molto più importanti dei CV.

Non siamo più nell’epoca in cui tutto ciò che conta è conseguire tale titolo di studio o maturare TOT anni di esperienza nel settore.

Dobbiamo catturare l’attenzione del selezionatore con una presentazione ben costruita, dimostrando ciò che possiamo realizzare nel concreto per quella realtà.

Come fare?

Ecco qualche spunto.

Come scrivere una lettera di presentazione ben fatta

1. Cerchiamo di catturare l’attenzione di chi ci legge fin dalla prima riga: l’incipit deve far venire voglia a chi riceve l’e-mail di continuare la lettura, arrivando fino in fondo.

2. Come abbiamo già detto, è importante spiegare perché vogliamo lavorare proprio con quella determinata realtà editoriale.
Ma non solo: dobbiamo far capire ai selezionatori perché loro dovrebbero assumere proprio noi. Cosa ci rende i candidati ideali?

3. Può sembrare una banalità, ma vi assicuro che non lo è: attenzione alla formattazione.
I selezionatori ricevono decine (se non centinaia) di candidature al giorno, perciò bastano pochi elementi per far finire una e-mail nel cestino.
Uno di questi è la presenza di muri di testo. Perciò, attenzione a formattare l’e-mail in modo corretto, con paragrafi ed elenchi che ne facilitino la lettura.

4. Prima di inviare la vostra candidatura, ricontrollate bene l’annuncio. Avete risposto a tutte le richieste dell’azienda?
Ricordatevi che la concretezza, in questi casi, è drasticamente importante: è assolutamente giusto inserire quel guizzo di originalità in più per distinguersi dagli altri, ma questo non deve allontanarci troppo dal focus dell’annuncio.

5. Prendiamoci tutto il tempo per rileggere e correggere la nostra presentazione.
Ci stiamo candidando per lavorare in una casa editrice… un’e-mail piena zeppa di refusi ed errori ortografici non sarà certo un bel biglietto da visita!

3. Elaboriamo una proposta originale

Ora che abbiamo scritto la nostra bella lettera di presentazione, dobbiamo fare un passo in più.

Il testo dell’annuncio ci chiede il curriculum e qualche riga di introduzione?

Non limitiamoci a quello.

Dobbiamo proporre qualcosa di originale, che ci permetta di differenziarci dalla marea di candidati che hanno risposto all’offerta.

In fondo, non abbiamo niente da perdere.

Possiamo commentare un’operazione editoriale tra le più riuscite dell’azienda, manifestando l’interesse che abbiamo per quella realtà non solo in quanto professionisti, ma anche in quanto lettori.

Oppure possiamo segnalare i refusi che abbiamo riscontrato in una loro pubblicazione, magari allegando una prova di correzione bozze per dimostrare le nostre capacità.

Non dobbiamo essere prolissi, non dobbiamo scrivere poemi: dobbiamo sforzarci di trovare un modo accattivante per comunicare ai selezionatori la nostra unicità e il nostro interesse per la posizione offerta.

Queste dritte sono adatte per collaborare con una casa editrice di grandi dimensioni?

Le nostre tre dritte funzionano molto bene se vogliamo collaborare con una casa editrice di dimensioni medio-piccole.

E se volessimo andare a lavorare per uno dei big dell’editoria?

Beh, in questo caso è bene sapere che i grandi gruppi editoriali giocano un campionato tutto loro, con altre logiche e altre regole.

Nel corso Da 0 a correttore c’è un intero modulo dedicato alla ricerca del primo cliente.

Tra i tanti approfondimenti sull’argomento, abbiamo visto che si entra nelle case editrici maggiori per due motivi principali:

  1. master prestigiosi e/o esperienze professionali di altissimo livello;
  2. conoscenze (e conseguente dimostrazione del proprio valore).

Se siamo all’inizio della carriera e non possediamo i requisiti (e la buona sorte) menzionati, conviene mantenere il focus sulle case editrici medio-piccole o indipendenti.

Leggi anche: Lavorare con le case editrici: potrebbe non essere la scelta migliore

Collaborare con una casa editrice da freelance

Se ci brillano gli occhi quando sentiamo parlare di case editrici, se vogliamo approfondire la conoscenza della filiera editoriale, se ci interessa lavorare a contatto con gli editori, dobbiamo sapere che non occorre essere per forza dipendenti: possiamo fare tutte queste cose lavorando come collaboratori esterni.

Tutto dipende dai nostri obiettivi e dalle nostre inclinazioni.

Siamo disposti a costruirci il nostro percorso professionale da autonomi, con tutto ciò che ne consegue?

Io ho fatto questa scelta, diventando una nomade digitale. Ed è la decisione migliore che avessi mai potuto prendere.

Ma questa è un’altra storia…

Se volete conoscerla, potete leggere l’articolo Una nomade digitale nell’editoria.

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