Chi è il beta reader e come ci si candida per diventarlo?

Chi sono i beta reader e come candidarsi per diventarlo

Tutto quello che occorre sapere se state pensando di diventare un ‘lettore beta’

Il beta reader si chiama così perché è il lettore che analizza la primissima stesura del testo: viene subito dopo il ‘lettore alfa’, ovvero lo scrittore stesso. Fornisce la sua opinione sul dattiloscritto ancora privo di correzione di bozze, editing e impaginazione.

Quali requisiti sono necessari per diventarlo? E quali guadagni si possono ottenere da questa attività? Scopriamolo subito!

Chi sono i beta reader?

Sono lettori volontari. Non devono essere professionisti editoriali, avere lauree specifiche o svolgere un particolare mestiere.

I beta reader rappresentano uno spaccato di quello che potrebbe essere il potenziale pubblico dell’opera.

L’autore si affida a loro per avere un primissimo commento sulle parti del libro che funzionano di più, su quelle che funzionano di meno e sui passaggi poco chiari o che andrebbero esplicitati meglio.

Si occupano di segnalare gli errori macroscopici, in modo che lo scrittore possa sistemarli ancora prima di effettuare l’editing.

Cosa molto importante, i beta reader non sono né correttori di bozze né editor. Possono scovare i refusi più grossolani o suggerire come migliorare un determinato capitolo, ma non è questo il loro ruolo principale.

Non lavorano sul testo, si limitano a fornire un’opinione globale da lettori.

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I requisiti per diventare beta reader

Anche se stiamo parlando di lettori non professionisti, ci sono comunque alcuni requisiti che ogni beta reader dovrebbe possedere:

  • essere un lettore appassionato. Il beta reader deve avere quella familiarità con i libri che gli permetta di dire «Questo espediente narrativo è un po’ banale», oppure «Buona questa idea, mi sembra originale». Ancora meglio se si è specializzati in un determinato genere: per un autore è sempre proficuo collaborare con chi è esperto della propria nicchia di riferimento;
  • capacità di sintetizzare la propria opinione in forma scritta. Al beta non è chiesta una valutazione professionale, ma dovrà comunque riportare il suo parere nel corpo di una e-mail o in un documento Word. Per farlo, deve essere in grado di scrivere in modo chiaro e sintetico;
  • affidabilità. Sembra banale, ma è un requisito fondamentale. Gli autori seri hanno una scaletta lavorativa ben precisa: dopo la prima stesura, ci sarà un tot di tempo da dedicare all’invio dell’opera ai beta reader, poi un tot per raccogliere i pareri, un tot per sistemare il dattiloscritto e così via. È molto importante potersi avvalere di lettori affidabili, che non spariscano nel nulla e che forniscano la loro opinione nei tempi prestabiliti;
  • empatia. A volte il beta reader dovrà spiegare che certi elementi del libro funzionano poco, che ci sono parti da riscrivere o addirittura da eliminare: è proprio questo che ci si aspetta da lui. Ma bisogna ricordarsi che c’è modo e modo per riferire le proprie opinioni. Non dimentichiamoci che l’autore ha impiegato mesi, se non anni, a scrivere il suo amato testo. Quindi via libera ai pareri genuini, ma forniti con la dovuta delicatezza.

Quanti beta reader occorrono per valutare un libro?

Non si può dare una risposta univoca, ci sono molte teorie sull’argomento. Per citare una fonte autorevole, Stephen King nel suo On Writing: Autobiografia di un mestiere sostiene che bisognerebbe ingaggiarne almeno dieci per ogni nuovo dattiloscritto (e nessuno di loro dovrebbe essere un amico stretto o un familiare, perché l’affetto verso l’autore offuscherebbe le qualità valutative).

Alcuni sostengono che debbano appartenere al potenziale target del libro: se parliamo di uno ‘Young Adult’, per esempio, dovrebbero essere tutti adolescenti. Altri, al contrario, sono convinti che ci si debba avvalere di lettori beta quanto più possibili vari per età, gusti e professione.

In genere gli autori esordienti, all’inizio della carriera, si rivolgono a una vasta platea di beta reader, per poi selezionarne una piccola cerchia fidata e proseguire la collaborazione con loro anche per i libri successivi. Non è facile trovare lettori affidabili e preparati, che mantengano l’impegno di fornire una valutazione spassionata e che lo facciano con competenza.

Quanto costa un beta reader?

Un beta reader non costa niente all’autore, perché si tratta di un lettore non professionista.

Certo, esistono anche editor esperti che si fanno pagare per fornire una valutazione professionale del manoscritto, ma sono persone in possesso di comprovata esperienza e non semplici appassionati.

Se non si guadagna nulla, quindi… perché si dovrebbe investire il proprio tempo nel beta reading?

La motivazione principale è una sola: un’autentica passione per questo tipo di attività. Per chi ama i libri può risultare appagante scoprire opere in anteprima e poter aiutare gli autori con i propri suggerimenti.

Se però non si è disposti a rispettare le tempistiche di lettura prestabilite e a relazionarsi con gli scrittori, magari non conviene nemmeno iniziare.

Partendo da questa premessa fondamentale, possono comunque nascere molti vantaggi se siamo intenzionati a costruirci una carriera nell’editoria.

Da una parte, il beta reading può essere un’ottima palestra per allenarci a stanare dal testo errori e refusi. Dall’altra, confrontare il dattiloscritto analizzato in anteprima con il libro editato e pubblicato potrebbe aiutarci nello studio dell’editing.

Inoltre, può farci conoscere e apprezzare dagli scrittori appartenenti a una determinata nicchia: cosa molto importante per gli aspiranti professionisti editoriali, come abbiamo più volte sottolineato nel corso Editoria ALL IN.

Come diventare un beta reader?

Siamo nell’era di internet: proporsi come beta reader all’interno dei social è molto semplice. Facebook è uno dei canali più attivi in questo campo: potete presentarvi sia all’interno dei gruppi generici dedicati agli autori indipendenti, sia nei gruppi riservati ai beta reader (sì, esistono anche quelli!).

All’inizio potrebbe risultare un po’ disorientante, perché nell’oceano di internet c’è veramente di tutto. Non è detto che arrivi subito l’occasione giusta.

Alcuni aspiranti scrittori cercano un beta reader senza avere ancora a disposizione una storia compiuta, pensando di poter ricevere un’opinione su una decina di pagine raffazzonate.

Oppure credono che il beta sia un correttore e si aspettano una correzione di bozze completa. Perciò bisogna essere chiari fin dall’inizio: il libro è concluso? L’autore ha un’idea precisa di quale sia il nostro ruolo? Da queste basi, si concorda poi una tempistica per la valutazione.

Non vi preoccupate, quindi, se all’inizio vi capiterà di leggere romanzi poco coerenti o di rapportarvi con autori confusi: fa parte del gioco! Con il tempo, vi creerete una rete di scrittori seri con i quali collaborare. Dovrete investire un po’ di tempo, ma le soddisfazioni non tarderanno ad arrivare.

Un’altra strategia può essere quella di contattare direttamente gli autori che ci piacciono. Certo, bisogna farlo con criterio… Se chiediamo a un autore edito da Mondadori di mostrarci il suo ultimo dattiloscritto in anteprima, come minimo penserà che vogliamo rivenderlo alla concorrenza.

Ma se siamo in contatto sui social con qualche autore indipendente che seguiamo da anni, e se abbiamo un minimo di confidenza con lui/lei, allora la nostra richiesta non potrà fare altro che piacere.

Per approfondire questo argomento, vi consigliamo anche l’articolo Come diventare beta reader: 5 consigli per iniziare subito

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