Refuso: cosa significa e come scovarlo nel testo

Cosa significa ‘refuso’ e come scovarlo nel testo

Refusi, errori di battitura ed errori grammaticali: impariamo a riconoscerli

Per chi ha l’ambizione e l’inclinazione a lavorare sui testi, apprendere le differenze tra i vari errori in cui si può incorrere scrivendo è fondamentale. Con questo articolo, vogliamo offrirvi le basi per conoscerli, distinguerli nelle varie categorie e scovarli uno per uno come solo un buon falco può fare.

Cosa significa ‘refuso’?

Al giorno d’oggi, definiamo ‘refuso’ ogni errore ortografico e di battitura.

Gli errori di battitura sono quelli che tendenzialmente facciamo quando digitiamo di fretta, pigiando sui tasti senza la dovuta attenzione, invertendo lettere, ‘mangiandoci’ parte di testo. Sono le classiche ‘sviste’, errori perdonabili.

Insomma, ‘perdonabili’ si fa per dire… siamo correttori, difficilmente sappiamo passare sopra questo genere di errori, specialmente se ‘sporcano’ contenuti di fonti che dovrebbero essere autorevoli.

I refusi sono però anche gli errori ortografici, dettati dalla mancata conoscenza dell’uso di maiuscole e minuscole, delle doppie, degli accenti e degli apostrofi.

È ovvio che è più facile ripetere l’errore ortografico perché non sappiamo l’esatta grafia di una parola, piuttosto che reiterare un refuso per disattenzione.

Leggi anche: Cosa fa una tipografia? Tutto quello che c’è da sapere

Gli errori grammaticali

Gli errori grammaticali, invece, sono quelli derivanti da una non conoscenza delle regole della grammatica, che comprendono la fonetica, la morfologia e la sintassi. È una definizione che viene spesso erroneamente utilizzata per semplificare, ma sarebbe più corretto distinguere gli errori per aree specifiche.

Ad esempio:

  • se scegliamo di scrivere una parola al posto di un’altra, scambiando il significato e quindi usandola in modo inadatto al contesto, stiamo facendo un errore lessicale o semantico;
  • se costruiamo una frase invertendo l’ordine degli elementi, dimenticando il soggetto o sbagliando la concordanza tra soggetto e verbo, stiamo incorrendo in un errore sintattico;
  • se vogliamo scrivere una domanda e non mettiamo un punto interrogativo finale, stiamo cadendo in un errore di punteggiatura.

Refuso: etimologia

Ma torniamo al ‘refuso’. Perché si chiama così?

Deriva dal latino refusus, participio passato di refundere (riversare, rifondere).

È un termine legato all’ambiente tipografico ed è l’errore di composizione o di stampa causato dallo scambio o dallo spostamento di lettere o glifi collocati nel posto sbagliato all’interno della cassa tipografica dove vengono riposti (se si parla di composizione a mano); oppure da un errore del tastierista o da difetto meccanico (nel caso della composizione con macchine linotype o monotype).

In senso lato, è considerato ‘refuso’ l’errore tipografico generico o di fotocomposizione.

Quindi è un termine che deriva dall’invenzione della stampa ed è legato a doppio filo alla storia dei caratteri. Per il compositore era facile l’errore quando doveva prelevare i caratteri metallici dalla cassa tipografica e metterli insieme a formare parole e righe di testo sul compositoio: bastava che una lettera fosse nel posto sbagliato e il refuso era assicurato.

Esempi di refuso

Bhé, di esenpi potremmo scriverne a biffezze… A noi piace ricordare il divertentissimo racconto Il correttore di bozze del 1967, nel quale Giovannino Guareschi scriveva che questa figura professionale nacque intorno al 1440, quando Gutenberg, dopo aver realizzato la bozza della sua prima composizione tipografica, si ritrovò davanti ‘una signora elefante’ al posto di ‘una signora elegante’.

Va da sé che Gutenberg, in un colpo solo, aveva inventato la stampa a caratteri mobili e il refuso!

Gutenberg è un caro amico degli appassionati di editoria, è facile ritrovarlo in molti articoli all’interno del nostro blog, così come nel nostro percorso di formazione.

Leggi anche: Cos’è la focalizzazione interna? Significato ed esempi

Come individuare i refusi?

Nel corsoDa 0 a Correttoresono elencati metodi e strategie di correzione in una sezione ad hoc. Prima di tutto, ricordiamoci sempre che il lavoro di correttore esige alta attenzione e precisione maniacale: cerchiamo di operare al meglio della nostra condizione fisica e mentale, se siamo troppo stanchi non saremo falchi e il refuso ‘vincerà’.

Gli elementi di un testo da correggere sono davvero molti e tutti importanti. È impensabile riuscire a concentrarsi su tutti in una sola lettura.

Quindi, il consiglio è quello di valutare una cosa alla volta, analizzare ciascun elemento che ricorre per tutto il testo; ad esempio, ci si può soffermare su tutti i titoli e poi passare al resto. In sostanza, ogni lettura deve avere il suo scopo.

Se parliamo di correzione cartacea, può essere utile servirsi di un righello (non trasparente) o un foglio di carta che possa nascondere la parte di testo successiva alla riga che stiamo controllando, in modo che il focus sia solo e soltanto su quella sequenza di parole.

La lettura ad alta voce è molto efficace se è lenta, e se a sillabe tanto meglio.

In seconda lettura si può pensare anche di leggere al contrario. Sì, avete capito bene: si inizia dalla fine, che sia una riga o un paragrafo.

Perché questo? Semplicemente perché quando leggiamo normalmente comprendiamo il significato della frase, e il nostro cervello ‘anticipa’ quello che pensa ci debba essere scritto, però non è detto che quello che ha anticipato sia in realtà scritto correttamente. Leggendo al contrario ci concentriamo sull’esatta grafia della parola senza cadere nella trappola di interpretare il testo.

Anche prendere appunti è essenziale, ci potrebbero essere degli errori in cui incappiamo più frequentemente, come ad esempio le lettere accentate in modo sbagliato nel caso in cui l’autore abbia dovuto scrivere con una tastiera non italiana.

Alla fine di tutti i giri di bozze, sono opportuni i controlli a campione, verificando la mancanza di errori e refusi nelle prime tre o cinque pagine, nelle ultime tre o cinque, e qualche altra sezione di pagine all’interno del testo, scelta a caso.

Allo stesso modo – e sempre alla fine dei giri di bozza – si può utilizzare il controllo automatico o la correzione ortografica manuale del programma di scrittura (o di impaginazione, se si ha a disposizione il file di InDesign) per scovare gli ultimi refusi, i doppi spazi, gli errori di battitura.

La guida Edigho alla correzione di bozze

A prescindere dalla natura dell’errore che ci capiterà davanti, il nostro compito è quello di correggerlo. E per aiutare gli aspiranti correttori (e chiunque abbia la necessità di scrivere e lavorare sui testi) noi di Edigho abbiamo preparato la guida del correttore.

Scaricatela e fatene buon uso: lì fuori, oggi più che mai, c’è tantissimo bisogno di falchi.

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