Ecco che cos'è la critica letteraria.

Critica letteraria: cos’è e com’è nata

Cosa si intende per ‘critica letteraria’? L’origine, le funzioni e le nuove sfide di questa disciplina

Critica letteraria, critica del testo, teoria della letteratura e critica pratica: orientarsi tra tutti questi termini tecnici può essere difficile, ma noi di Edigho siamo qui proprio per fare chiarezza!

In questo articolo analizzeremo le varie sfumature che possono celarsi nella parola ‘critica’, vedremo dove e quando è nata e, da ultimo, risponderemo a una domanda decisamente spinosa: «Ha ancora senso la critica letteraria ai giorni nostri?».

Cominciamo!

Dove e quando è nata la critica letteraria

La critica letteraria è nata in Grecia, attorno al VI secolo a.C.: il primo critico letterario della storia è comunemente ritenuto Teagene di Reggio, filologo, grammatico, esegeta e – secondo alcuni studiosi – rapsodo dei poemi omerici.

Teagene non si limitò alla sola ricerca in campo linguistico e biografico, ma introdusse anche quella linea di interpretazione allegorica che ebbe grandissimo successo da Platone in poi.

Evidenziò, ad esempio, la correlazione tra divinità omeriche ed elementi naturali: Apollo, Elios ed Efesto simboleggiavano il fuoco, Poseidone e Scamandro l’acqua, Era l’aria, Artemide la luna.

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La differenza tra critica del testo e critica letteraria

Esaminiamo ora una distinzione necessaria per addentrarci ancora di più nell’argomento: quella tra critica del testo e critica letteraria.

  • La critica del testo è la disciplina che mira a ricostruire un testo nel modo più aderente possibile alle intenzioni originali dell’autore. È un’operazione necessaria per quelle opere delle quali non abbiamo l’originale e che sono state trascritte più volte, accumulando errori, lacune e fraintendimenti (cosa che avveniva regolarmente prima dell’avvento della stampa).
  • La critica letteraria fa invece parte dell’accezione di ‘critica’ come ‘esame di opere artistiche, specialmente a fini di valutazione estetica: critica letteraria, figurativa, cinematografica, critica d’arte’, per usare l’autorevole definizione del vocabolario Lo Zingarelli. Questa disciplina, quindi, non si focalizza solo sull’interpretazione delle intenzioni dell’autore, ma mira anche a fornire un giudizio estetico sull’opera.

Teoria letteraria e critica pratica

Secondo Treccani, l’esame critico di un’opera letteraria comprende due dimensioni principali: la teoria letteraria in generale e la critica pratica in particolare (quest’ultima effettuata su opere specifiche come può essere, ad esempio, la critica dantesca o la critica manzoniana).

La prima non potrebbe esistere senza uno studio concreto sulle opere e, viceversa, la seconda non potrebbe esistere senza un impianto teorico capace di fornire le coordinate interpretative: per questo si tende a considerarle un tutt’uno, anche se alcuni studiosi preferiscono vederle come due materie a sé stanti.

Le funzioni della critica letteraria

La caratteristica principale dei testi letterari è la densità e molteplicità di significati veicolati dall’opera.

La sfida della critica, perciò, è quella di arricchire le interpretazioni possibili e porre domande sempre nuove per la comprensione del testo.

Ecco una breve panoramica delle sue funzioni principali:

  • distinguere l’arte dalla non-arte;
  • creare un canone;
  • difendere un’opera o uno stile innovativi;
  • descrivere, spiegare e analizzare le opere letterarie;
  • formulare principi e criteri per l’interpretazione dei testi.

Queste funzioni non devono essere viste come una gabbia entro la quale intrappolare il giudizio dei lettori.

Una buona critica non è dogmatica, non impone il suo pensiero come una legge. Deve essere un aiuto per l’analisi del testo, non un limite alla libertà del lettore.

Pensiamo a libri dalla duplice interpretazione, come Il giro di vite di Henry James: da decenni la critica si interroga sulla natura delle visioni della protagonista… sono veri fantasmi o allucinazioni create dalle sue psicosi?

Non si è giunti a una risposta univoca, com’è giusto che sia: ogni lettore deve dare il suo responso. La critica può aiutarlo a raggiungere una conclusione o, viceversa, può invitarlo a porsi ancora più domande sull’ambiguità del testo.

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Quando la critica letteraria si spinge all’estremo

A volte la critica letteraria si è spinta oltre, come nel caso del saggio Il caso del mastino dei Baskerville.

L’autore, Pierre Bayard, analizzando tutti gli indizi contenuti in un celebre romanzo di Conan Doyle (Il mastino dei Baskerville, appunto), giunge alla conclusione che… Sherlock Holmes si era sbagliato!

Il grande detective letterario, infatti, secondo Bayard avrebbe trascurato molti dettagli, arrivando ad accusare un innocente e facendosi scappare il vero colpevole.

Di certo, il saggio di Bayard non ha il potere di mutare l’opinione di tutti i fan di Doyle: per la maggior parte di loro, il colpevole del libro è e resterà sempre la persona individuata da Holmes.

Può però costituire un esercizio di stile interessante, facendoci capire come i personaggi letterari ‘sfuggano’ dai loro autori per assumere un’identità propria, che può essere interpretata diversamente a seconda delle letture.

La critica letteraria ai giorni nostri

La critica letteraria ha fatto molta strada da Teagene di Reggio a oggi, con fortune alterne a seconda del momento storico.

Come viene considerata ai giorni nostri?

Nell’era contemporanea, c’è l’opinione diffusa che il rapporto tra testo e lettore debba essere diretto, senza intermediari.

Ormai la cultura è democratica, la scolarizzazione è alta: ha ancora senso che qualcuno ci ‘spieghi’ come leggere un’opera? E perché dovrebbe farlo, considerando che non si tratta di una scienza esatta, ma di un parere soggettivo?

Il dibattito è sempre aperto. Di sicuro, bisogna tenere a mente un fatto innegabile: oggi tutti possono scrivere un libro e tutti hanno gli strumenti per pubblicare la loro opera, anche senza l’intermediazione di una casa editrice.

Con pochi click, chiunque può mettere a disposizione del grande pubblico il proprio testo. A volte potrà essere un capolavoro, a volte potrà essere un insieme di frasi sconclusionate, prive di editing e correzione di bozze.

Tra gli autopubblicati si nascondono numerosi autori di talento, ma anche molti scrittori mediocri: sarebbe un peccato ignorare i primi perché esistono i secondi.

La critica letteraria, dunque, potrebbe darci gli strumenti per orientarci nel labirinto di libri in uscita, potrebbe essere il filo d’Arianna in grado di farci scovare le opere più meritevoli. Perciò, lunga vita a questa disciplina!

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