Impariamo a utilizzare i segreti dello show don’t tell

Show don’t tell: esempi ed esercizi

Al grido di ‘mostrare, non raccontare!’ impariamo a utilizzare i segreti dello show don’t tell

Per diventare dei bravi scrittori occorrono talento, intuizione, ascolto e (tanta, mai abbastanza) voglia di imparare. Nelle scuole di scrittura creativa, quei luoghi a volte necessari, altre pericolosi, gli ingredienti che fanno un bravo scrittore vengono sapientemente mescolati a principi preziosi e fondanti come, appunto, il famoso/famigerato show, don’t tell.

E allora perché parlarne anche qui? Non siamo mica una scuola di scrittura creativa! No, ma essere, o lavorare per diventare, dei validi professionisti editoriali, ci impone di conoscere e riconoscere i limiti di un testo e saper proporre a chi scrive soluzioni e prospettive diverse.

Anche, forse di più, per gli editor valgono il talento, l’intuizione, l’ascolto e la conoscenza, avere in tasca i segreti e i principi della scrittura, sapere quando possono essere disattesi e quando sono imprescindibili.

Quindi, cominciamo da qui: show, don’t tell.

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Show don’t tell: significato

La traduzione è presto fatta, probabilmente anche superflua, ma tant’è: mostra, non raccontare. Mettiamoci anche un punto esclamativo alla fine perché sì, è proprio un imperativo, talvolta sembra minatorio. Di sicuro è uno dei capisaldi alla base di un buon testo.

Ma cosa significa, in pratica? Prima di tutto, che nella letteratura contemporanea la ricchezza descrittiva, il dire minuzioso caratteristico della letteratura del passato ha ceduto il passo all’atto, alla messa in scena; ha scalzato la voce ingombrante dell’autore che giudica, descrive e chiama per nome ogni elemento della storia e ogni aspetto caratteriale dei personaggi, per lasciare spazio ai personaggi stessi, per permettere che attraverso il loro vivere nel romanzo, il loro sguardo, i loro sensi possano offrire un’immagine di sé che, a quel punto, sarà universale e unica nella mente di ogni lettore.

Una delle critiche mosse all’eccesso di ‘telling’, in effetti, è proprio quella di imporre l’immagine dell’autore e non concedere margine al lettore affinché possa farsene una propria, di non concedere quindi il lusso della deduzione.

Paradossalmente, seguendo il principio dello show don’t tell, la capacità di immaginare del lettore è portata a ‘vedere’ proprio ciò che non è descritto, l’invisibile, attraverso ciò che viene mostrato. È molto, molto vicino a quanto avviene talvolta in poesia.

E, se ci pensate, tutto questo ci propone anche una nuova evidenza nel rapporto tra scrittore e lettore, ovvero una relazione fatta di rispetto reciproco, dove chi scrive non si pone a un livello intellettualmente e umanamente superiore – forse anche perché il pubblico della letteratura è ormai composto da lettori che sono anche scrittori, e viceversa (?).

Mostra, dunque, non raccontare!

Il dire è proibito?

Sono quindi messi al bando gli interventi autoriali, le evocazioni, le descrizioni? No, affatto. Tanto per cominciare un minimo di descrizione non solo è concessa, ma perfino necessaria: un po’ per creare dinamica (togliete la dinamica a un testo e il testo morirà) tra le voci e i punti di vista, un po’ perché ci serve per seminare dei riferimenti utili a orientarsi nella storia. Qualche colore, qualche sentenza (es.: “Paola mentiva”) possono far comodo alla narrazione, nella giusta misura.

Inoltre, per quanto debba riuscire a stare dietro le quinte del suo palco, l’autore non solo può, ma deve anche assumersi la responsabilità di quello che propone.

Insomma, non va bene solo dire e descrivere, ma non va neanche bene solo mostrare e richiedere al lettore uno sforzo costante dall’inizio alla fine.

Ci vuole un balance, diremmo se fossimo in uno studio di registrazione, un equilibrio in ogni romanzo, che ne garantisca l’originalità.

Show don’t tell: esempi

Secondo il grande Giulio Mozzi, scrittore e docente di narrazione, lo show don’t tell è l’antinoioso per eccellenza, praticamente una medicina.

Vediamo di capire meglio con degli esempi; prendiamo la sentenza che fino a poco fa ci sembrava utile: “Paola mentiva”, poniamo che sia obsoleta e freni la narrazione.

Mostriamo: “È inutile che continui a muovere la testa, signora!” Paola, un sopracciglio inarcato, teneva una mano in tasca a rigirarsi fra le dita il blister di medicine. “Ha messo lei le pasticche nel bicchiere di Osmel?” Crick, scratch, stack, sgretolò tra indice e pollice l’unica pasticca rimasta, fino a polverizzarla, perché non la trovassero e per averla pronta più tardi.

Era meglio ‘dire’ che Paola mentiva o ‘mostrare’ la sua menzogna e offrire qualche elemento in più?

Ancora, un altro esempio.

Tell: Felix temeva Lidia.

Show: Felix si avvicinò a Lidia inciampando sui suoi stessi passi. “Non ti reggi in piedi, sei ridicolo!” Quando le fu davanti sentì una morsa allo stomaco. “Tu…” disse lui e si bloccò. “Codardo.” Sibilò Lidia continuando a spruzzarsi del profumo sul collo.

In entrambi gli esempi, che vi piacciano o no, una cosa è certa: è possibile vedere i personaggi in scena e partecipare a quella scena, ma anche immaginare molto di più di quanto non venga dato: c’è spazio per credere che da un momento all’altro, ad esempio, Paola crolli e confessi la sua colpa oppure, nonostante menta, non sia affatto colpevole; e Felix, nell’altro caso, ci appare non solo spaventato ma anche poco coraggioso, mentre di Lidia potremmo domandarci se non abbia le sue ragioni per essere tanto dura.

Mostrare, allora, apre a scenari più ampi e articolati nei quali siamo chiamati a prendere parte e interpretare.

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Show don’t tell: esercizi

Se volete cimentarvi con lo show don’t tell vi proponiamo qualche esercizio molto semplice.

  1. Sulla scia di quanto scritto per Paola e Felix, cercate due esempi di ‘telling’ nei libri che preferite e provate a tradurli in uno ‘showing’. Per aiutarvi immaginate che la vostra scena sia rappresentata su un palco teatrale, lì tutto è ‘mostrare’, non c’è spazio per il ‘dire’. E ricordate che più coinvolgerete i cinque sensi, più la messa in scena sarà efficace.
  2. Prendete questi elementi: freddo, sonno, coraggio. Usateli in tre diverse situazioni ‘mostrando’ e non ‘dicendo’.

E poi condividete nella nostra community EDIGHO | Formazione Editoriale lo ‘show don’t tell’ che vi è riuscito meglio!

Vi aspettiamo impazienti.

E ricordate, lo ribadiamo, che vogliate diventare dei correttori di bozze o degli editor affidabili e competenti, la conoscenza degli strumenti narrativi deve essere profonda e completa, e la vostra formazione costante. In Editoria ALL IN, il maxi corso di editoria di Edigho, troverete quello che vi serve.

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