Incipit di un testo: scopriamo cos'è e i suoi segreti.

Che cos’è l’incipit di un testo? Facciamo chiarezza

Poche righe, ma di importanza cruciale: scopriamo i segreti dell’incipit!

Tutti gli incipit ben riusciti si assomigliano tra loro; ogni incipit infelice è infelice a modo suo.

Se anche voi siete dei lettori forti, avrete probabilmente riconosciuto dietro alle prime righe di questo articolo uno degli esordi letterari più famosi di sempre, quello di Anna Karenina di Lev Tolstoj.

Ma che cos’è esattamente l’incipit di un testo? Davvero quelli ben riusciti hanno tutti delle caratteristiche comuni? O stiamo esagerando? E quanto è importante conoscere i segreti della costruzione di queste righe, quando andiamo a editare e correggere un testo? Scopriamolo subito in questo articolo.

Che cos’è l’incipit di un testo?

Con questo termine si indicano genericamente le parole iniziali di un romanzo, di un componimento poetico, di un canto, ma anche le prime battute di uno spartito musicale: insomma l’incipit è, in termini generali, l’inizio di un discorso.

Questa parola latina corrisponde alla terza persona singolare dell’indicativo presente del verbo incipĕre, ‘incominciare’, e significa quindi ‘inizia’.

Si tratta di una formula fissa che, nei manoscritti e nelle prime stampe, si poneva all’esordio di un’opera e segnalava al lettore che avrebbe incontrato l’inizio del testo. A questa formula seguivano in genere il titolo del libro e il nome del suo autore, costituendo una vera e propria presentazione.

Con questo nome oggi, invece, indichiamo la tranche di avvio di un testo, che inizia con le sue prime parole e finisce dopo che si è conclusa un’argomentazione introduttiva, un concetto iniziale, un primo insieme di righe coerenti che presentano il testo.

Non bisogna però confondere l’incipit con gli altri elementi paratestuali che oggi hanno la funzione di introduzione e presentazione dell’opera, come ad esempio il frontespizio (la prima facciata, che contiene le informazioni essenziali del libro: il titolo, il nome dell’autore, il sottotitolo, l’editore) oppure l’occhietto (una pagina bianca che riporta il titolo del libro).

Diverso ancora è l’indice, che invece costituisce un elenco preciso di tutti i capitoli e i sottocapitoli dell’opera, nell’ordine in cui appaiono nel libro, corredati del corrispettivo numero di pagina.

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Come può essere un incipit?

Anticamente l’incipit identificava immediatamente l’appartenenza di un testo a un particolare genere letterario o annunciava al lettore i contenuti che avrebbe trovato nelle righe seguenti; in altri casi, invece, serviva a dirigere e ad attirare la benevolenza del lettore (nella cosiddetta captatio benevolentiae).

Oggi si riconoscono soprattutto tre tipologie di incipit:

  • l’incipit descrittivo, che apporta dei dettagli sull’ambientazione e sulla collocazione spaziale e temporale delle vicende (come accade nei Promessi sposi di Alessandro Manzoni: «Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno…»);
  • l’incipit narrativo, nel quale l’azione inizia immediatamente, e solo in un secondo momento vengono introdotti i dettagli sull’ambientazione e sulle vicende narrate («Arriviamo dalla Grande Città. Abbiamo viaggiato tutta la notte», nella Trilogia della città di K, di Agota Kristof);
  • l’incipit in medias res, ossia ‘nel bel mezzo degli avvenimenti’, che catapulta il lettore nelle vicende senza spiegare il prima e il perché degli eventi; sono sufficienti poche righe per invogliarlo all’immedesimazione, in quanto si ritrova subito al centro dell’azione senza la ricostruzione di alcuno scenario o la presentazione di alcun personaggio (è questo il caso dell’incipit di Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello: «‘Che fai?’ mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio. ‘Niente’ le risposi…»).

Esempi di incipit famosi

L’incipit è quindi un elemento fondamentale: nei romanzi, e nella fiction in particolare, rappresenta la soglia che introduce il lettore nel mondo della finzione, ed è qui che si stipula il ‘patto narrativo’ tra chi legge e chi scrive.

Trattandosi delle primissime parole che il lettore incontra, ha lo scopo di attirarne l’attenzione e di introdurlo al tono e al linguaggio del resto del libro. Deve attivare la complicità del pubblico, che dovrà immediatamente sentirsi in sintonia con il testo per intraprendere la sua lettura: è importante che l’incipit sappia quindi ‘agganciare’ chi legge in maniera convincente.

Per questo motivo, nonostante la molteplicità degli stili e delle strategie narrative che si possono adottare, negli incipit ben riusciti possiamo riscontrare alcune caratteristiche comuni: quelli più famosi e riconoscibili della letteratura, in molti casi, sanno immediatamente comunicare una verità generale, spesso attraverso un aforisma arguto o ironico (come nel caso di Anna Karenina, o in quello di Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen: «È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie»).

Oppure ci dimostrano come – attraverso le parole di apertura del testo – gli autori abbiano saputo veicolare i valori e i riferimenti metaforici alla base delle loro opere: ci basti pensare al «Chiamatemi Ismaele», l’incipit di Moby Dick o la balena di Herman Melville, che fin da subito richiama gli ideali cristiani e il tono profetico del resto del libro.

Infine, alcuni tra gli incipit più famosi della letteratura ci hanno descritto in maniera vivida e indimenticabile alcuni personaggi iconici, dimostrandoci con pochissime parole come sia possibile creare un’immagine suggestiva, una sensazione precisa e coinvolgente che fa appello ai nostri sensi.

È questo il caso, ad esempio, del laconico incipit della Metamorfosi di Kafka: «Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto», o di quello, straordinario, di Lolita di Vladimir Nabokov: «Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo-li-ta.»

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Gli errori da evitare

Abbiamo visto, insomma, che l’incipit è sicuramente uno dei punti nevralgici del testo che i professionisti editoriali devono conoscere bene e al quale occorre prestare la massima attenzione anche in fase di editing e di correzione.

Bisogna assicurarsi che le righe iniziali non mortifichino la curiosità del lettore, svelando fin da subito tutti i dettagli della vicenda, o che non presentino in maniera troppo impersonale l’identikit completo dei personaggi, togliendo qualsiasi interesse ad approfondire la loro storia.

Dall’altro lato, però, è importante che l’incipit non risulti disarmonico e poco coerente rispetto al tono del libro, o che forzi i toni enfatici e coinvolgenti senza permettere al lettore di orientarsi tra le informazioni.

Quando correggiamo un testo, insomma, è necessario verificare che anche l’incipit dimostri un certo equilibrio tra la necessità informativa e quella espressiva ed evocativa.

Quali sono gli incipit che vi hanno maggiormente colpito e quali caratteristiche deve avere, secondo voi, un incipit convincente? Unitevi alla community di Edigho e fateci sapere quali sono i vostri preferiti!

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